
Qualche cenno storico
Per tutto il Cinquecento il pensiero musicale è dominato dalla polifonia. Verso la fine del secolo si avverte la necessità di un nuovo stile musicale che possa muovere gli affetti (cioè suscitare una reazione emotiva nell’ascoltatore) e che metta in risalto il testo poetico, poco comprensibile nel tessuto polifonico. Fine esplicito di questo “rinnovamento” è il recupero della magica simbiosi fra poesia e musica attribuita al teatro e alla lirica greci: la scrittura viene semplificata e si fa strada la forma a voce sola con il basso, cioè la monodia accompagnata. Alla musica si chiede ora di diventare serva dell’orazione e l’invenzione melodica deve amplificare il portato emotivo del testo letterario senza comprometterne l’intelligibilità. Questo nuovo stile, molto legato alla declamazione teatrale, viene chiamato recitar cantando.
Sulle partiture
La partitura musicale seicentesca è oltremodo avara di indicazioni, l’organico prevede molti strumenti musicali caduti in disuso dopo pochi decenni e la tradizione esecutiva non gode di alcuna continuità, visti i tre secoli di oblio in cui questa musica ha versato. Soltanto all’inizio del ‘900 si risveglia un interesse musicologico e organologico per il continente inesplorato che è il nostro passato; si comincia a riesumare partiture, a ricostruire strumenti